LA QUESTIONE DELLA RAPPRESENTANZA SINDACALE in EUROPA RISPETTO ALLA COSTITUZIONE EUROPEA

L'Italia è un buon esempio di quello che la nuova Europa prospetta in merito al tema della rappresentanza sindacale. Sino al '97 le norme richiedevano alle organizzazioni sindacali il raggiungimento della soglia del 5% dei voti validi nelle elezioni di categoria. Nel periodo intercorrente fra un'elezione e l'altra, il calcolo veniva, con un tetto analogo, operato sui sindacalizzati. Il raggiungimento del 5% su lista nazionale, significava per le organizzazioni di comparto poter sedere al tavolo delle trattative per il rinnovo del contratto di categoria e per le contrattazioni decentrate; una soglia analoga su lista provinciale garantiva la partecipazione alle trattative decentrate locali o di singola "unità produtiva".La legge "Bassanini" del Novembre '97 stravolge ogni regola. Innanzitutto, con un meccanismo elettorale farsesco che impedisce sia la presentazione di liste nazionali che provinciali, imponendo unicamente una lista per ogni singolo Ufficio o Scuola (12.000 sono le istituzioni scolastiche). Devono così venire elette "Rappresentanze Sindacali Unitarie" unicamente nei luoghi di lavoro, titolate a trattare solo su questioni minimali, sulla falsa riga di contratti nazionali e provinciali decisi dai rappresentanti nominati dalle burocrazie sindacali senza alcun controllo elettivo da parte delle categorie, per contratti che hanno comunque valore erga omnes (non solo quindi per gli iscritti dei sindacati che li firmano). Ciò rende molto difficile alle nuove organizzazioni, alle quali è negato a priori ogni strumento di sostegno (anche la convocazione di assemblee in orario di servizio ed i permessi sindacali temporanei o totali, persino se a carico dell'organizzazione), la competizione con le vecchie strutture confederali, che possiedono un esercito di circa 2.000 "distaccati" pagati dallo stato e godono di tutti i diritti. La cosa è persino ridicola, visto che la somma delle firme richieste per validare le liste raggiunge numeri strabilianti (nella scuola occorrerebbero 65.000 presentatori per presentare liste in ogni scuola: più dei voti richiesti per raggiungere il 9.5% e più di quanto sia necessario per proporre al Parlamento una legge di iniziativa popolare). Si tratta infatti di numeri congrui per le singole unità amministrative (2% degli aventi diritto), ma assolutamente improponibili nell'ottica di una sommatoria nazionale. In realtà diventerebbe imbarazzante per CGIL, CISL e UIL (sindacati concertativi) competere ad armi pari, come le regole democratiche invece imporrebbero: significherebbe passare dal monopolio al pluralismo, ed essere in più costrette a far scegliere direttamente dai lavoratori anche le proprie delegazioni trattanti. I sindacati che non raggiungono tali folli parametri vengono privati di ogni diritto e spazzati via persino dal piano decentrato, anche se, come l'AltrascuolA Unicobas, si possiede comunque il 10% dei voti nelle elezioni per il Consiglio Scolastico Provinciale ed il 5% delle deleghe nell'ambito di numerose province - come a Roma dove siamo il doppio della UIL - e regioni. Un sindacato può anche avere il 60% delle deleghe su base provinciale o regionale e non essere ammesso a nessuna trattativa decentrata. In Italia si dibatte molto di federalismo, ma il federalismo viene espunto dalla democrazia del lavoro. Mentre in Europa sindacati come l'Unicobas hanno molti più diritti ovunque, nel "Bel Paese" non ci forniscono neanche di un'ora di permesso retribuito. In Francia, ad esempio, con un'analoga percentuale di voti riportata nelle elezioni professionali - i cui risultati la legge oggi esclude in Italia per il calcolo della rappresentanza - avremmo 21 aspettative annue a carico dello stato. A ciò va aggiunto che, per paura che CGIL, CISL e UIL perdessero ugualmente l'egemonia sulla scuola, all'Unicobas viene negato dall'Ottobre '99 persino il diritto di tenere assemblee in orario di servizio, anche nelle scuole dove abbiamo 50 aderenti su 100 docenti. In tal modo le 10 ore annue retribuite di cui godono i lavoratori della scuola vengono sequestrate dai sindacati di regime, non essendo più i lavoratori a decidere per quali assemblee usarle, ma norme di legge ad imporre loro di recarsi unicamente presso le riunioni dei sindacati "rappresentativi". L'ultima novità in materia è rappresentata dal tentativo di impedire che l'Unicobas o gli altri sindacati di base possano indire assemblee in orario di servizio persino laddove hanno avuto Rappresentanze Sindacali Unitarie elette, in totale dispregio dello Statuto dei Lavoratori (L. 300/70), che destina tale diritto a tutte le rappresentanze. L'idea geniale questa volta è direttamente dei sindacati firmatari del contratto nazionale di lavoro (CGIL, CISL, UIL e SNALS), che hanno inserito nello testo un articolo che impone alle RSU (in media 3 per scuola) di indire assemblee solo "congiuntamente". In tal modo una singola RSU, non essendo "maggioranza", viene privata della titolarità ad indire assemblee retribuite per il personale. Un singolare tentativo (subito appoggiato da precise note del Ministero) di cambiare la legge per contratto, come se i sindacati potessero legiferare in materia di diritti, eliminando i diritti delle OOSS non allineate. A questo proposito va segnalato che l'AltrascuolA Unicobas ha vinto 12 cause in varie province le cui sentenze stabiliscono l'incongruità della norma contrattuale con lo Statuto dei Lavoratori e restituiscono alla nostra organizzazione la titolarità di indire assemblee in orario di servizio almeno per il tramite delle proprie RSU elette. A medio termine lottiamo per una legge che calcoli la "rappresentatività" con elezioni basate su liste nazionali, provinciali e di singolo istituto. E' chiedere troppo, 215 anni dopo la rivoluzione francese? Crediamo che questa possa essere una buona base di partenza per una rivendicazione europea. Anche rispetto al diritto di sciopero l'Italia ha fatto molti passi indietro. Sino al 1990 non vi erano restrizioni. In quell'anno, dopo la comparsa del movimento di lotta di base della scuola che portò 500.000 docenti al blocco degli scrutini ed a un contratto con mezzo milione di lire di aumento medio pro-capite, venne promulgata la legge 146/90. Tale legge e le successive modificazioni (l'ultima operata nel 2000 dal governo di "centro-sinistra") fornisce alla controparte la titolarità a definire la legittimità degli scioperi. Per le azioni di lotta considerate illegali sono previste sanzioni pesanti, sia di natura disciplinare che pecuniaria, a carico del singolo lavoratore (fino ad un milione di multa per ogni singola azione "illegittima") come del sindacato proclamante (sino a circa 25.000 euro di multa).

La tendenza in Europa

In Francia si tengono elezioni di livello professionale. Ma la presentazione delle liste è consentito solo alle organizzazioni sindacali presenti all'epoca della liberazione. Organismi come SUD Education hanno dovuto aprire contenziosi legali di livello regionale per veder riconosciuto il semplice diritto di presentare liste e non sempre hanno ottenuto soddisfazione. Vengono comunque riconosciuti i diritti sindacali, come il diritto a permessi ed esoneri, parziali o totali. In Spagna si tengono elezioni sindacali ove è richiesto il 10% dei voti validi a livello nazionale per ottenere il riconoscimento di rappresentatività ed essere ammessi alle trattative nazionali di settore. E' prevista anche una soglia regionale in base alle autonomie locali, molto sviluppate nel Paese, che da accesso al livello di riferimento, superate due delle quali si ha parimenti accesso alle trattative nazionali. Le Rappresentanze sindacali elette danno diritto all'organizzazione che le ha espresse a contributi economici abbastanza congrui senza alcuna discriminazione. In pressoché tutta la nazione le OOSS di base hanno avuto accesso a beni immobili, di sovente occupati ma lasciati in fruizione delle stesse. In tutta Europa la tendenza è verso la restrizione dei diritti sindacali, cosa richiesta a gran voce - in senso monopolistico - dai sindacati concertativi facenti parte della CES (Confederazione Europea dei Sindacati). Altra tendenza è quella di legare il diritto di sciopero alla rappresentatività delle OOSS, e questa sarebbe la chiusura del cerchio. Tale passaggio, spesso ventilato in Italia, priverebbe le OOSS alternative dell'ultimo diritto rimasto loro, già ridotto da norme sull'esercizio dello stesso che lo subordinano a strettoie normative sempre più vincolanti. La Carta Costituzionale europea va nel senso di un progressivo restringimento dei diritti sindacali ed è per questo che siamo chiamati a contrastarla.

Aderiscono alla FESAL – E: l'AltrascuolA Unicobas Italia - FESAL - E Studenti Italia - Si Può – Or.S.A. Università Italia - Collettivo in lotta per la costruzione di un sindacato libertario nel settore dell'educazione Portogallo - CGT Enseñanza Spagna - SUD Education Paris Francia - SUD Education Grenoble Francia - Collettivo FESAL – E Francia - SISA Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti Svizzera - Associazione culturale e giovanile Altrascuola Svizzera – Sindacato InterProfessionale SIP Svizzera – Collettivo FESAL – E Slovenia Collaborano: Bildungssyndikat Region Bern Svizzera e CASA - Accademia Estiva di Analisi Culturali dell'Università di Amsterdam Olanda

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