FESAL – E

Università HUMBOLDT – Unter den Linden Berlino – 18 e 19 settembre 2003

Nel 1998 alcuni rappresentanti d'organizzazioni sindacali europee (UNICOBAS ITALIA, SUD ED. FRANCIA, CGT SPAGNA,CNT FRANCIA) si sono riuniti a Granada in Spagna, trovandosi d'accordo nell'analisi della situazione concernente l'offensiva della deregolamentazione condotta dai governi dell'Unione Europea, in particolare nei confronti di tutto il mondo della scuola e dello stato giuridico dei suoi lavoratori, traducendosi in una formidabile espansione della precarietà. ecco il testo della piattaforma adottata:

L'offensiva condotta dall'Unione Europea conduce implicitamente a un processo di adattamento dei nostri sistemi educativi alle nuove esigenze del mercato. Tutto ciò favorisce interessi che non coincidono con quelli della maggioranza della popolazione.

"L'educazione deve essere considerata come un servizio prestato al mondo economico".

("Una educazione europea, verso una società che insegna": rapporto della Tavola Rotonda degli industriali Europei, Febbraio 1995).

Al di là della diversità apparente di riforme e progetti, constatiamo una convergenza: si tende ad instaurare un sistema educativo fatto su misura per i bisogni in rapida evoluzione del capitalismo rampante.

Per reagire, in tempi brevi, sia sul piano della difesa della qualità dell'istruzione sia su quello delle condizioni di lavoro del personale: per difendere, in tempi lunghi, uguaglianza e pari opportunità per tutti e una formazione dei singoli individui che li renda capaci di resistere ai miraggi dello sfruttamento e della manipolazione sociale, presentiamo delle rivedicazioni precise:

- Rifiuto totale del finanziamento dell'istruzione privata attraverso fondi pubblici.

- Difesa (dalla scuola sino all'Università) dell'insegnamento pubblico e laico per una società egualitaria, giusta e solidale; instaurazione di una formazione degna ed efficace per tutti gli alunni. Utilizzazione, nella scuola di tutti, di una pedagogia di sostegno in tutti i casi che denotino difficoltà, marginalizzazione, esclusione sociale ed handicap.

- Formazione Universitaria unica e remunerata di tutti gli insegnanti. Creazione di un ruolo unico docente (fuori dall'Università), sulla base del migliore Statuto Pubblico dell'istruzione Secondaria in Europa, con lo stesso salario e lo stesso orario. Rivalorizzazione della funzione docente, dalla scuola dell'infanzia all'Università. Facilitare il passaggio dei docenti non universitari all'Università e alla Ricerca.

- Rivalutazione generale dei salari e delle condizioni di lavoro del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario.

- Riduzione del tempo di lavoro, contro la flessibilità, la precarizzazione e la mobilità imposte, per tutto il personale della scuola.

- Assunzione immediata del personale precario che lavora negli edifici scolastici e nei centri dipendenti da qualsiasi organismo pubblico.

- I contenuti culturali e la pedagogia, perché se ne garantisca la qualità, necessitano di maggiori risorse umane e materiali che permettano la diminuzione del numero di studenti per classe e la realizzazione di progetti di didattica individualizzata e di sostegno sistematico.

- Contro la privatizzazione, i tagli e la politica degli appalti, mantenimento e progressivo aumento dei servizi scolastici complementari (mense, trasporti, etc.), con l'assunzione del personale pubblico necessario.

- Adattamento ai nuovi bisogni pedagogici scolastici grazie al reclutamento dei docenti di scuola pubblica necessari e senza alcun aumento d'orario.

- Opposizione alla sottomissione della formazione, soprattutto di quella professionale, alla politica di destrutturazione del mercato del lavoro, introdotta con la logica neo-liberista, che favorisce la speculazione finanziaria e i profitti delle imprese e degli azionisti, sopprimendo i posti di lavoro stabili.

- Organizzazione egualitaria, antisessista e democratica della gestione dell'istruzione da parte della comunità scolastica: insegnanti, genitori, alunni e personale ATA, in modo paritario ma nel rispetto dei ruoli di ciascuno. Tale organizzazione deve fondarsi ugualmente su una pedagogia antiautoritaria ed interculturale.

- Per il riconoscimento agli studenti del diritto di associazione, rivendicazione, negoziazione, in modo temporaneo e/o permanente, del diritto di riunione, assemblea e di sciopero.

- Difesa dell'universalità dell'insegnamento, qualunque sia il reddito degli alunni. Garanzia del diritto all'educazione per tutti gli immigrati, con documenti regolari o meno. Integrazione delle minoranze nel rispetto della loro identità culturale. Lotta contro il lavoro minorile e l'evasione scolastica.

- Opposizione alla gerarchia e all'autoritarismo, a qualsiasi forma di "management", al concetto di dirigenza ed alla logica aziendalista in tutte le sue forme, nella gestione delle scuole.

- Opposizione all'introduzione di polizia ed esercito ed a qualsiasi interferenza nella vita scolastica.

- Rifiuto del monopolio della rappresentatività sindacale dato dagli stati ai soli sindacati istituzionali (legge " Bassanini" in Italia, legge "Perben" in Francia, legge "LOLS" in Spagna), cosa che mira ad impedire lo sviluppo del sindacalismo alternativo.

Siamo per una Scuola Pubblica per tutti e di tutti, a disposizione in ogni momento della vita.

Il ruolo della scuola non può limitarsi ad una generica "socializzazione", ne alla trasmissione di minimi culturali, o alla riproduzione del feticismo dell'iper-specializzazione professionale. La scuola deve sviluppare, senza discriminazioni fra sapere manuale ed intellettuale, uno spirito critico che permetta a tutti di discernere fra le contraddizioni e decodificare i messaggi di una società sempre più complessa e disegualitaria. La cultura non può essere intesa come una semplice mercanzia al servizio della selezione sociale e dell'ideologia neo-liberista.

Al contrario, la scuola deve offrire a tutti contenuti culturali ben superiori ad un sapere minimo e frammentario. La scuola deve favorire l'emancipazione culturale individuale e collettiva.

Per noi si tratta di agire per mettere realmente in pratica questi valori, che sono stati intenzionalmente svalutati attraverso la pratica dell'esclusione sociale dei nostri differenti apparati statali.

Vogliamo un'altra Scuola, un'altra società, un'altra Europa in un mondo solidale.

Da quella data manifestazioni sempre più grandi e importanti si sono svolte a Seattle, a Genova, a Firenze. Uno straordinario movimento di lotta si è sviluppato in Francia tra maggio e giugno '03, un movimento che ha cercato d'imporre lo sciopero generale contro le proposte del governo Raffarin, senza tuttavia riuscirci. Quindi nel corso di agosto a Larzac in Francia sono convenute un numero straordinario di persone, per affermare il loro dissenso rispetto alle logiche liberiste e mercificatrici.

Le rivendicazioni condotte da un piccolo gruppo nel '98 a Granada sono oggi condivise da migliaia, probabilmente milioni di lavoratori, giovani, immigrati, disoccupati europei e del pianeta.

Nel corso di questi anni i governi, le organizzazioni industriali, hanno perfezionato la loro collaborazione,hanno moltiplicato la loro offensiva, hanno adottato nuove regole in merito alla scuola, ogni giorno più precise: la scuola è sempre più consacrata alla "formazione dei produttori", privatizzata (a vantaggio di gruppi clericali e soprattutto imprenditoriali), deregolamentata, si assiste ad un generale attacco allo stato giuridico con il moltiplicarsi della precarietà.

Tuttavia, sebbene cresca la generale presa di coscienza, si resta dispersi, nazione per nazione, spesso si continua a riflettere all'interno di un quadro statuale, si continua a restare chiusi all'interno di logiche nazionali di presa del potere o di sua condivisione o d'alleanza con altri sindacati subordinati a queste logiche. A livello europeo una sola struttura monopolizza la scena: la CES, Confederazione Europea dei Sindacati. Lontano dall'essere un coordinamento sindacale organizzato sulla base delle rivendicazioni dei lavoratori europei, a sostegno della loro mobilitazione contro i piani dell'Unione Europea, è al contrario una pseudo - confederazione con l'ambizione al massimo di alleggerire e ammortizzare sul piano sociale gli effetti dei piani dell'Unione. La CES ritiene che altri orizzonti non siano immaginabili, il suo funzionamento è quello di una "superburocrazia" con il compito di contenere le aspirazioni e i bisogni dei lavoratori senza l'intenzione di prenderle in considerazione, il tutto all'interno del quadro dettato dai governi europei, ritenuto inevitabile.

Noi decidiamo questo 19 settembre 2003, a Berlino, volontariamente, di rompere con questa logica: milioni di lavoratori, giovani, disoccupati, europei e immigrati, rifiutano con tutte le loro forze questo mondo che ci viene prospettato e che viene presentato come ineluttabile, rifiutano l'attacco alla cultura che si esprime attraverso la distruzione metodica della scuola che noi continuiamo a ritenere un'istituzione chiamata a promuove la cultura e i saperi critici, rifiutano regole di compatibilità volte a condannare i più deboli e i più poveri alla morte, quando queste regole sono in realtà dettate dalla ricerca sfrenata del profitto per qualcuno. Questo rifiuto di una realtà immodificabile è tempo di aiutarlo, organizzarlo, farlo conoscere e coordinarlo. Questo rifiuto esige di rompere con la logica proposta della CES che è quella della sottostare all'esistente immaginando possibili solo miglioramenti marginali. Questo rifiuto esige di rompere con la logica "dell'accompagnamento critico" dei sindacati concertativi europei e confederali italiani che fanno parte della CES. Questo rifiuto esige nuove relazioni, nuovi modi d'organizzarsi, e nuove pratiche rispetto a quelle della CES e dei sindacati che la compongono, improntati al verticismo, al burocratismo, all'accettazione di ordini che vengono dall'alto.

Proclamando il lancio della FEDERAZIONE EUROPEA del SINDACALISMO ALTERNATIVO dell'EDUCAZIONE (FESAL -E) non abbiamo in progetto di pungolare la CES e i suoi sindacati i quali invece si prefiggono proprio di pungolare semplicemente l'Unione Europea. Noi lanciamo la costruzione di una federazione aperta a coloro che vogliono promuovere un'azione solidale tra tutti coloro che rifiutano il mondo che ci è apparecchiato da un capitalismo affaristico, avido e barbaro. Noi non subordiniamo la nostra azione a strategie o alleanze, a compromessi o accordi politici in vista di una condivisione del potere.

La FESAL – E è costituita, ma è da costruire, le nostre decisioni non ne decidono l'organizzazione, è tutta da organizzare, con concezioni nuove e libere.

La FESAL – E non si costruisce incominciando a stabilire dirigenti, apparati, strutture, uffici, viaggi, vuole prima di tutto rendere concreta una necessità, un bisogno, un'aspirazione, un'urgenza: la lotta coordinata, comune e solidale per un altro mondo.

Questo il nostro desiderio, che riconosciamo condiviso in milioni di lavoratori, per questo esiste la FESAL – E.

Per questi motivi i fondatori propongono alla discussione di coloro che vogliono contribuire a costruire la FESAL – E alcuni principi di funzionamento:

Adesioni:

contribuiscono alla costruzione della FESAL – E :