Libertà d'espressione e di manifestazione non sono più un diritto nella Svizzera del 2005

di Massimiliano Ay

La giornata di sabato 22 gennaio '05 a Berna è risultata essere calma... o almeno così credevo. Tutto all'inizio procede bene nelle strade e nelle piazze della capitale elvetica, in cui ragazze e ragazzi manifestano il totale dissenso con le politiche del Forum Economico Mondiale, riunito a Davos. Ovviamente la calma è relativa, quando ogni singola bancarella, ogni singolo spettacolo di strada, ogni singola azione dimostrativa, per quanto innocente e piccola possa essere, finisce con l'arrivo della polizia che tenta di disturbarla. Una calma però davvero tale, rispetto a ciò che ha cominciato a verificarsi successivamente, forse a partire dalle 14.30.

La piazza dove svolgeva la propria azione il Partito del Lavoro e l'Organizzazione Socialista Libertaria che raccoglieva un gran numero di compagni è stata accerchiata dalle forze di polizia. Un accerchiamento soft, nel senso che ognuno poteva entrare e uscire come voleva, ma l'impatto visivo era impressionante: mezzi blindati atti alla dispersione delle folle pronti ad intervenire, rinforzati da camion e dai Duro dell'esercito. Plotoni di poliziotti in tenuta antisommossa che si piazzano in rango in ogni singola via d'uscita della piazza.

Intanto le azioni di protesta pacifica ed ironica continuano: da gruppi danzanti che suonano e ballano di fronte agli agenti, da chi con uno straccio si avvicina ai poliziotti per lucidare loro lo scudo, da chi invece inscena una finta parata militare e chi ancora, travestito da frate, inscena una messa per il Dio denaro.

Ad un dato punto gli agenti se ne vanno. Così, di colpo. Li seguo, fanno il giro in stradine deserte, salgono e scendono dai mezzi militari, ma non sembra abbiano una chiara strategia, se non quella di confondere i manifestanti. Mentre gli agenti girano, in piazza gli autonomisti del Giura inscenano un piccolo corteo con tanto di banda musicale. In seguito prende la parola una compagna del Revolutionär Aufbau che legge un discorso al megafono. La folla occupa i binari del tram, cosa che non preoccupa il conducente che insiste e accellera investendo quasi i partecipanti. Da lì parte verso il Rathaus Parking un corteo spontaneo con qualche centinaio di persone, con alla testa i giurassiani con la bandiere cantonali. Il corteo si ferma quando tre Duro dell'esercito sbucano fuori e gli agenti scendono armati di fucili lancia-candelotti e si piazzano in rango per impedire al corteo di continuare. Qualche palla di neve viene lanciata, qualche slogan tipo "Polizia ovunque, giustizia da nessuna parte!" viene cantato, i robocop sono derisi come "servi" del potere. La polizia lascia fare: in effetti permetta che il corteo devî il suo percorso, scendendo verso il fiume, dove continua indisturbato. In realtà masse di agenti lo seguono in coda, altri scendono da passaggi laterali, altri aspettano di posizionarsi di fronte alla testa del corteo con i fucili spianati, circondando il corteo, questa volte seriamente.

Quando si tenta il dietro-front ci si accorge che altri agenti chiudono la strada. Siamo bloccati in uno spazio di non più di 50 metri. I manifestanti prigionieri sono circa un centinaio. Gli altri non avevano seguito l'ultimo pezzo di corteo, oppure non si erano fatti incastrare. Fra di noi ci sono adolescenti e anziani, membri della stampa e un avvocato giurassiano. Sono molti i compagni che chiedono informazioni: la libertà di movimento ci è stata infatti tolta, ma nessuno ci vuole dire il motivo. Ci troviamo in un limbo giuridico: non siamo in fermo, non siamo in arresto, eppure per oltre un'ora saremo tenuti fermi in un pezzo di strada con agenti armati che non aprono bocca.

Mi avvicino ad un agente e chiedo di scostarsi, mi fa cenno di no con la testa. Al che insisto chiedendo in base a che legge ci stanno tenendo bloccati. Nessuna risposta. Un compagno è più irruente e insiste: viene ferito ad un labbro, non vedo la scena, presumo con un calcio di fucile. Un altro compagno spinge sul cordone di poliziotti: in due alzano il fucile e prendendo la mira ad altezza uomo, mentre il capo ci intima "Retour!". Uno dei due agenti non si limita a puntare il fucile, ma inizia a maneggiarlo dove solitamente sta la sicura (non sono un esperto d'armi).

Il cordone di coda riceve l'ordine di stringere il cerchio: io rimango fermo, non mi muovo chiedendo ancora la "Rechstlage", la situazione legale. Sono due gli agenti che mi agguantano e mi spingono violentemente in avanti. Sono le 16.00

Sul ponte sopra le nostre teste diverse centinaia di curiosi e di compagni guardano la scena. Intervengono degli agenti e disperdono la folla. Non vogliono testimoni, pare che una carica sia imminente. La tensione aumenta. A quel punto smetto di filmare e metto al sicuro la videocamera.

In realtà non ci saranno attacchi: rimarremo fermi così in uno stato di tensione continua per un'ora. Verso le 17.00 singolarmente si viene invitati a raggiungere un agente che perquisisce e dà il permesso di andarsene.

Vedo una scena bellissima: ad un ragazzo trovano nello zaino una bottiglia di plastica che sembra quella dell'olio per le auto, l'immagine sull'etichetta è minacciosa, sembra qualcosa di esplosivo. Viene circondato da tre agenti: alla fine il compagno prende la bottiglia, la stappa e beve un sorso del liquido. Era una borraccia!

Al mio turno mi chiedono di aprire lo zaino, frugano velocemente: un'asta smontabile per la bandiera (inizialmente dicono che potrebbe essere tagliente...), un quaderno di appunti, due bandiere piegate e la cinepresa. Mi lasciano andare senza nessun altro tipo di controllo. Ci hanno tenuti fermi un'ora e poi ci lasciano andare senza neppure un controllo dell'identità? Se eravamo sospetti perché non hanno fatto controlli più accurati? Siamo stati prigionieri senza saperne il motivo, siamo stati minacciati nei modi più violenti, ci hanno messo sottopressione psicologica non indifferente e poi ci lasciano andare come se niente fosse?

Berna, ieri era la capitale di uno stato fascista di polizia. L'ultima volta che avevo visto così tanti mezzi militari era durante quei pochi giorni di scuola reclute. La piazza federale era una prigione gigantesca, le provocazioni da parte dei robocop innumerevoli, se la libertà di manifestazione e di espressione era già stata calpestata non concedendoci l'autorizzazione per svolgere un corteo per le vie cittadine, ieri sono state calpestate anche la libertà di movimento e in generale lo stato di diritto. Non era Svizzera 2005, era Cile 1973.