Il sindacato finnico FSU e la Federazione Internazionale dei Lavoratori
dei
Trasporti indissero uno sciopero per impedire alla compagnia di re-registrare
la nave e per costringerla ad applicare le condizioni previste dal
contratto
di lavoro vigente in Finlandia.
La compagnia Viking Line ABP e la sua apparentata OU Viking Line Eesti
si
rivolsero ad un tribunale inglese per opporsi allo sciopero, sostenendo
che
esso era contrario al principio di libertà di costituzione di
una impresa
(articolo 43 del Trattato dell'UE) ed alla libertà di fornire
un servizio come
stabilito nel Regolamento dell'UE 4055/1986 che governa il principio
della
libertà di fornire servizi per le navi da trasporto tra i paesi
comunitari e
tra questi ed altri paesi extracomunitari.
Su richiesta della Corte di Appello (di Inghilterra e Galles - Divisione
Civile - Regno Unito), la Corte di Giustizia Europea ha emesso una
sentenza
datata 11 Dicembre 2007, che recita:
"...L'articolo 43 del Trattato della UE deve essere interpretato nel
senso che
le misure di sciopero come quelle indicate nella questione trattata,
in cui è
acquisito che una compagnia privata ha il domicilio legale in uno stato
membro, che è firmataria di un accordo con un sindacato operante
nel medesimo
stato, che applica le clausole definite nel contratto a lavoratori
di una
compagnia sussidiaria in un altro stato membro, comportano delle restrizioni
contrarie a quanto previsto dall'articolo suddetto..."
IL CONTESTO E LA PRASSI NEI CASI DI RILOCALIZZAZIONE DI UN'IMPRESA (IN
OGNI
SETTORE ED ATTIVITA') E LA LEGISLAZIONE COMUNITARIA
Il più recente e "famoso" caso di rilocalizzazione in Spagna
è quello della
multinazionale DELPHI a Puerto Real, che "chiuse e se ne andò"
perché la
libertà di insediamento del capitale venne elevata al rango
di diritto
fondamentale nel Trattato della UE, come è scritto negli articoli
14 (mercato
nazionale senza frontiere e garanzia di libera circolazione dei servizi),
43
(libertà di insediamento di impresa) e 49 (libertà di
fornire servizi).
Un caso identico si sta verificando ora con la multinazionale NOKIA in Germania.
La UE e la sua Corte Europea di Giustizia assumono e sostengono le stesse
politiche proprie della Organizzazione Mondiale per il Commercio (WTO),
la
quale richiede assoluta libertà nelle regole che governano il
commercio
internazionale al fine di non distorcere la libera competizione. Questa
è una
delle argomentazioni usata dalla compagnia Viking per opporsi allo
sciopero
indetto dal sindacato finlandese e dalla federazione internazionale
dei
trasporti e della pesca.
La libertà del mercato (quale unica libertà) e la difesa
della libera
competizione, come condizione per il lavoro, per la precarizzazione
sociale ed
ambientale dei lavoratori è una NORMA che deve governare le
relazioni sociali
e sindacali in ogni singolo mercato europeo, in cui l'omogeneizzazione,
come
ad esempio le tutele dello stesso statuto dei lavoratori, costituiscono
un
attacco agli unici diritti fondamentali che sono costituiti dalle regole
del
mercato, senza alcuna considerazione per il luogo in cui le merci sono
prodotte o per il luogo in cui i servizi vengono offerti: la libertà
di
impresa, la sua implementazione e la libertà di fornire servizi
dove essa
vuole e alle migliori condizioni di impiego e di lavoro per la libera
competizione. Tutto in nome di una economia di mercato altamente competitiva
sul piano sociale.
La maggiore mobilità del capitale e la sua trans-nazionalizzazione
spingono
verso una allocazione più efficiente del risparmio mondiale
e provocano il
deterioramento delle condizioni di lavoro nei paesi centrali come nei
paesi
molto poveri o "in via di sviluppo", con in aggiunta la conseguenza
dello
smantellamento della forza sindacale.
L'UNIONE EUROPEA E LE SUE NORME NEI CASI DI RILOCAZIONE E DI RE-REGISTRAZIONE
(CAMBIO DI BANDIERA)
Le compagnie europee puntano sempre più alla rilocazione dei
loro servizi in
paesi con un basso costo del lavoro e scarsa professionalità.
Questo comporta
un'assenza di regole per la tutela del lavoro salariato; un costo del
lavoro a
buon mercato per oltre il 60%; incentivi fiscali e sussidi da parte
degli
Stati ospiti per oltre il 120% dell'investimento produttivo (vedi casi
come
alcune aree in Cina, Turchia, India, etc.); lavoro altamente qualificato
in
settori ad alto contenuto tecnologico (il caso di giganti dell'informatica
come la IBM che producono in India il software più sofisticato)
L'allargamento della UE a 27 stati membri ha significato che i paesi
che
ricevono la più alta quantità di capitali stranieri sono
quelli che sono stati
incorporati più recentemente: Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia,
Estonia,
Lituania, ecc.).
La ripianificazione territoriale dell'intervento della UE sui mercati
mondiali
include paesi del Maghreb (Marocco, Algeria, Tunisia, etc.), i mercati
dell'Europa dell'Est ed il terzo pilastro del sudest asiatico (soprattutto
la
Cina).
Tramite una grande varietà di strumenti finanziari, la Commissione
Europea
stanzia fondi per sussidiare attività economiche e, di comune
accordo, ha
introdotto un nuovo articolo (il 51 nel già menzionato Regolamento
Generale
del Fondo di Sviluppo Europeo) col quale si quale stabilisce che gli
stati
corrispondenti devono assicurare che i fondi assegnati ad un'impresa
siano
usati per co-finanziare un progetto che non è modificabile in
alcun modo
significativo per la durata di sette anni. Nel caso di modifiche al
progetto,
si verifica la totale o parziale chiusura della produzione con il suo
trasferimento in un altro paese. In questi casi, la Commissione chiederà
alle
imprese di restituire i fondi che hanno ricevuto (nel caso della Viking,
sebbene si sia cercato di attenuare l'impatto della sua decisione,
la Corte di
Giustizia ha messo in evidenza la possibilità di esortare lo
stato finlandese
a richiedere all'impresa la restituzione dei sussidi ricevuti per la
ri-registrazione della nave).
CONSEGUENZE E... QUALI RISPOSTE DA PARTE DEI SINDACATI?
In questo contesto di liberismo e di deregolamentazione, di competizione
senza
limiti tra aree, regioni, paesi, blocchi, lavoratori del primo mondo
contro
quelli degli altri mondi... non è per niente facile e nemmeno
semplice trovare
un ruolo per l'azione sindacale nel sociale e nel lavoro.
Comunque sia, o noi rispondiamo e non solo sul piano retorico (dibattiti
e
discussioni su questo nuovo attacco contro il diritto di sciopero),
oppure la
situazione reale diventerà sempre più "miserevole" di
qualsiasi previsione sul
futuro-presente potessimo fare.
La strategia sindacale deve essere capace non solo di mostrare la gravità
delle politiche che in nome del libero mercato distruggono qualsiasi
relazione
sociale basata sul rispetto per la democrazia ed il diritto collettivo
alla
libertà di ogni uomo e di ogni donna, ma anche di agire e di
usare la forza
necessaria per mettere fine a questa barbarie.
Sono i sindacati che devono rinunciare a gestire il conflitto e rinunciare
ad
agire come cortigiani delle decisioni prese dalla Commissione Europea
e dal
suo braccio legale, la Corte di Giustizia, per capire che la ripresa
del
conflitto è l'unica soluzione possibile per costruire un modello
di relazioni
sociali e sindacali basato sulla giustizia e sulla solidarietà
necessaria per
ogni uomo e per ogni donna.
CGT- Confederación General de Trabajo - Spagna
http://www.cgt.org.es
http://www.royoynegro.info