Dal DIALOGO la FESAL E
3 dicembre '03 - convegno e manifestazione europee in Svizzera
di Davide Rossi*

Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti (SISA) svizzeri e Unicobas Scuola Italia si sono proficuamente confrontati, presente la carta stampata, la radio e la televisione, presso la Casa del Popolo di Bellinzona - insieme ad altre voci - intorno a quale scuola ci aspetti nel nuovo anno in Europa. Josè Domenech sindacalista militante ticinese rilancia l'autonomia da partiti e sindacati d'apparato, come Unicobas Scuola ragioniamo sul progetto FESAL E. Certo gli stipendi svizzeri sono più consistenti dei nostri in media - mille euro mensili, ma condividiamo la protesta contro l'aumento in Ticino d'un'ora di servizio a parità di stipendio, si sottrae in questo modo lavoro ai tanti precari, non si rivendica da parte dai sindacati concertativi la sola condizione che renderebbe il provvedimento ammissibile, la riduzione generalizzata del numero di studenti per classe. Perché la qualità dell'insegnamento dipende anche dal tempo che si può dedicare a ciascuno studente. Proprio qui si concreta uno dei tre punti progettuali su cui è nata la FESAL E questo settembre: la scuola non è riducibile ad un servizio mercificabile, anzi, il termine servizio a causa dell'esistenza dell'Accordo Generale sul Commercio dei Servizi (GATS) è strumento della controparte, i governi liberisti europei e il loro braccio sindacale, la CES (Confederazione Europea dei Sindacati), sindacato unico europeo, una anomalia certo non democratica, utilizzano il termine per ridurre i saperi ad una delle branche pagabili del sistema sociale in fase di privatizzazione. Occorre allora rivendicare per la scuola la sua centralità nella società, il suo essere patrimonio collettivo, tornare a farla vivere come istituzione che promuove cultura. Per far questo è indispensabile tutelarne il suo valore, la sua importanza, garantire sempre secondo punto nodale - la libertà d'insegnamento e d'apprendimento. La scuola non è luogo di mera trasmissione di saperi, i ragazzi non sono scatole da riempire, la scuola è luogo di ricerca, di costruzione di quei saperi, a partire da quelli critici, che studenti e docenti elaborano e scoprono nel dialogo. Pensare ad una scuola europea fatta di quiz, come deciso a Berlino dai ministri europei dell'educazione è un affronto all'intelligenza e una violenza contro chi crede che il confronto sui temi (ad esempio Colombo scoprì o conquisto l'America?) sia il tessuto indispensabile per una scuola che fornisca strumenti per leggere la realtà, non per imporre il pensiero unico liberista e consumista che pretende di non avere alternative. A questo proposito esaustivo e incisivo l'intervento di Massimiliano Arif Ay (SISA) sulla selezione scolastica in Svizzera, l'esatto opposto di quanto pensava e proponeva un grande pedagogista le cui analisi ci accomunano all'interno del progetto FESAL E: don Milani da Barbiana. Terzo punto nevralgico i diritti sindacali: l'attacco contro il diritto di sciopero, di assemblea è evidente. Il desiderio di vietare o regolamentare pesantemente lo sciopero è il risultato di una logica autoritaria che ha poco a che vedere con la cultura democratica o liberale, anzi ha tutto il cattivo odore delle dittature, di Ceausescu o di Pinochet. Quindi - diciamo - diamo ali all'entusiasmo, al sentimento, insieme alla ragionevolezza, all'azione, la strada da percorrere è lunga, le opportunità moltissime. David Bernasconi (SISA) con particolare sensibilità valorizza la scelta di una FESAL E come federazione del sindacalismo e non dei sindacati alternativi, il rispetto reciproco tra soggetti individuali e collettivi è alla base di una costruzione europea che seriamente si ponga, al di là delle parole d'ordine, in una posizione di reale e concreta alternativa all'esistente, fuori dall'ambiguità di chi in patria strepita e in Europa - dentro la CES - tace, un atteggiamento diffuso, anzi presente in tutta l'Unione. Emilio Sabatino (Unicobas) riprende e rilancia l'impegno per la FESAL E insistendo sulla sempre più pesante precarizzazione dei lavoratori della scuola nel continente, senza certezze sul futuro lavorativo si rischia di trasformare la scuola in un luogo di conflitto, di tensioni, di preoccupazioni, altro da quello che immaginiamo e da quello per cui lottiamo. Luca Ferracin del gruppo anarchico "Bonnot" mostra interesse per il progetto, sottolineando che è auspicabile permanga la capacità di non voler creare con la FESAL-E una nuova burocrazia, ma un luogo di coordinamento di azioni comuni. Si pranza insieme ai lavoratori in sciopero presso il Palaexpo, si ride e si scherza intorno ad un piatto e un bicchiere con le studentesse e gli studenti giunti da Lugano, si ride meno quando all'Unicobas viene negato il microfono per un breve saluto, impedimento praticato dai locali sindacalisti del SEI, dopo che tra gli altri, era intervenuta pure la Cgil lombarda. Poco male, è Pamela Cortesi del SISA a darci il microfono per un intervento durante la manifestazione lungo le vie di Bellinzona, in cui ritroviamo, tra gli altri, tanti giovanissimi amici del "Mulino" di Lugano, ribadiamo le ragioni del nostro impegno e avanziamo una convinzione: se si sogna da soli è un sogno, quando si sogna in due è la realtà che comincia. E noi siamo certo molti di più.

*Insegnante Ist. Comp. "Cavalieri" di Milano e responsabile relazioni internazionali UNICOBAS SCUOLA

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