DISCORSO POLITICO PRONUNCIATO IL 29 APRILE 2006 DAL COORDINATORE DEL SISA Massimiliano Ay DURANTE IL I° CONGRESSO ORDINARIO DELLA FEDERAZIONE EUROPEA DEL SINDACALISMO ALTERNATIVO DELL'EDUCAZIONE (FESAL-E) SVOLTOSI A LOCARNO (TICINO – SVIZZERA).

Colleghe, colleghi,

Care compagne, cari compagni,

È per il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) un onore e un piacere aver ricevuto l'incarico a settembre durante l'assemblea di Lisbona di organizzare questo primo congresso della nostra federazione europea. Sono stati mesi di intenso lavoro che abbiamo svolto in collaborazione con un nuovo sindacato, il SIP, il primo e unico sindacato di base della Svizzera Italiana.

La Svizzera Italiana è in questo modo protagonista di un momento come questo molto importante non solo perché segna una prima maturità della Federazione Europea del Sindacalismo Alternativo, ma anche perché da qui è partita l'unica delegazione svizzera per l'Avana al congresso tenutosi in dicembre della Federazione Sindacale Mondiale, unica Internazionale sindacale basata sulla lotta di classe,.

In questo momento difficile in cui una potenza decadente come gli USA stanno massacrando popoli inermi, in cui Tony Blair senza vergognarsene ammette di essere imperialista, dicendo che bisogna rifondare l'imperialismo su basi etiche, la reazione da parte nostra, di tutte le forze progressiste, deve essere quella dell'unità e della capacità di farci portavoce delle necessità della trasformazione sociale che la base sente. Con questi intenti il SISA ha sviluppato un discorso profondamente internazionalista aderendo alla FESAL e intrattenendo forti rapporti con la Federazione Sindacale Mondiale.

Quando siamo nati nel 2003 ci hanno detto che il nostro era un progetto troppo ambizioso, che era un progetto troppo burocratico, che avevamo dei toni da dinosauro sovietico, noi abbiamo continuato, perché sapevamo che un movimento spontaneista non può durare a lungo, perché un movimento disorganizzato è destinato al fallimento, perché chi confonde organizzazione e burocrazia è politicamente un ignorante. Abbiamo deciso che il movimento studentesco di questo cantone poteva avere delle possibilità solo con una struttura autorganizzata ma solida alle spalle: e oggi dopo tre anni di lotte ci guardiamo intorno e vediamo che siamo l'unico movimento studentesco a livello cantonale ad aver resistito, ad essere cresciuti, ad aver formato dei quadri, ad aver prodotto delle analisi pragmatiche e concrete, e proprio perché concrete e pragmatiche risolutamente rivoluzionarie.

Nella società di oggi, lo studente è un lavoratore intellettuale (oltre che un futuro lavoratore). Per questo gli interessi degli studenti sono strettamente legati a quelli dei lavoratori salariati e, dunque, a quelli degli apprendisti. Gli studenti devono quindi impegnarsi a fianco di apprendisti e lavoratori per difendere e tutelare i loro diritti e per l'emancipazione sociale, culturale, intellettuale e politica di tutti, perché solo in questo contesto potranno diventare protagonisti veri e indiscussi della propria formazione che permette di istruirsi, di sviluppare il proprio senso critico e di metterlo a disposizione per la costruzione di una società più equa e dove viga una reale democrazia partecipativa.

C'è qualcosa di più importante della classe sociale a cui appartiene un individuo, ci ha insegnato Ernesto Che Guevara: la gioventù, la freschezza, l'ideale, la cultura che nel momento in cui si esce dall'adolescenza si mette al servizio degli ideali più puri.

Cogliendo il senso più profondo di questo pensiero; ricordando che l'istruzione, il sapere, la conoscenza appartengono a tutto il popolo, e che se non vengono dati al popolo, esso dovrà prendersele; consci, di fronte al decadimento dei valori tradizionali e allo sfrenato consumismo che infesta la nostra società e si sta impiantando persino nell'educazione, consci del dilemma dell'analfabetismo di ritorno, della rassegnazione, dell'alienazione e della passività politica; certi che sia necessario lottare per garantire il diritto all'accesso all'informazione e allo studio a tutti i cittadini, ispirandoci alle idee di uguaglianza e di fratellanza che impediscono lo sfruttamento a fini economici della cultura; sicuri che gli studenti sono per natura dei rivoluzionari perché appartengono a quello strato di giovani che si aprono alla vita e che tutti i giorni stanno acquistando nuove conoscenze; e preoccupati dall'enorme potere mediatico che la classe dirigente dispone nei confronti dei giovani, dei lavoratori, di tutte le persone, rendendo attuale la frase "allo Stato non conviene che noi impariamo a pensare"; ci siamo uniti in sodalizio per una rinascita culturale della scuola pubblica e del sistema formativo svizzero, europeo e mondiale.

Il SISA ha deciso fin dall'inizio che il modello sindacale della concertazione e della pace del lavoro tipicamente svizzera non faceva per noi. Ci siamo rivolti all'Italia come fucina della sindacalismo di lotta, e in cui era forte il fenomeno dei Comitati di Base e abbiamo trovato nell'UNICOBAS il modello migliore, che sapesse coniugare analisi e azione premiando l'autogestione operaia. Abbiamo così optato per un sindacalismo combattivo che fa sua un'analisi materialista e marxista e un metodo libertario. Come tale abbiamo per obiettivo la difesa degli interessi individuali e collettivi tanto materiali quanto morali dei giovani in formazione. Le conquiste sociali sia nella previdenza, che nell'educazione pubblica o nei diritti dei lavoratori sono state sempre il risultato di dure battaglie portate avanti da movimenti di base. Oggi il mondo unipolare sbilanciato e il pensiero unico della globalizzazione capitalista creano le basi per un revisionismo non solo storico e culturale, ma pure giuridico e sociale: il neo-liberismo sta man mano distruggendo tutti i successi che il movimento operaio e studentesco era riuscito ad ottenere in anni di lotte fatte di passione e di sacrifici. Noi riconosciamo quindi la società attuale come una società in cui esistono conflitti fra classi sociali differenti, sono passati 150 anni dal Manifesto di Marx e Engels, ma per noi la riscoperta dei suoi messaggi forti è l'unica via da seguire! Non possiamo rimanere neutrali ma dobbiamo schierarci apertamente con gli ultimi, i poveri, gli sfruttati, gli oppressi, chi ha niente o poco, chi non è più uguale agli altri. Per questo non ci possiamo limitare a dire No ai tagli all'educazione oppure difendere un apprendista in tribunale per un licenziamento senza giusta causa: noi facciamo questo ma non solo perché noi ci sentiamo parte del sindacalismo di trasformazione sociale, alternativo e di base, contrario alla concertazione e al corporativismo, siamo un sindacato che non dimentica la lotta di classe, e uniamo le nostre azioni e le nostre analisi con quelle dell'insieme dei lavoratori, siano essi disoccupati, precari, immigrati, o sans-papiers. Questi valori sono i valori che i docenti dovrebbero trasmettere a scuola perché un vero insegnante non è una macchina spara-nozioni ma un emancipatore della gioventù. Il maestro deve sentire come dovere etico/politico quello di formare nell'allievo uno spirito critico, unica difesa contro il conformismo culturale omologante e l'edonismo consumistico. Diceva don Lorenzo Milani: "La scuola siede tra il passato e il futuro e deve averli presenti entrambi. È l'arte delicata di condurre i ragazzi su un filo di rasoio: da un lato formare il loro senso della legalità, dall'altro la volontà di leggi migliori, cioè senso politico. Non posso dire ai miei ragazzi che l'unico modo di amare la legge è di obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste, quando vedranno che non sono giuste dovranno battersi perché siano cambiate." Don Milani si augurava un futuro da sindacalisti pronti allo sciopero per i suoi studenti, forti della consapevolezza dei loro diritti.

Un dirigente del Movimento per il Socialismo (trotzkista) ci criticava: "Voi dovete essere un sindacato di sinistra, non indipendente" ci diceva. Non l'abbiamo seguito (come sempre bisognerebbe fare coi trotzkisti) perché la nostra indipendenza non ha nulla a che vedere con neutralità o apoliticismo. Siamo indipendenti perché siamo noi a decidere come muoverci e quali posizioni adottare senza accettare pressioni da nessuno e in perfetta autorganizzazione dal basso: la nostra è un'indipendenza dettata soprattutto dalla volontà di differenziarci dai metodi sindacali tradizionali basati sul burocratismo e sulla ricerca ad ogni costo del compromesso a scapito della mobilitazione diretta. Noi non vogliamo discutere filosoficamente su quello che dovrebbe essere una scuola „migliore", noi vogliamo fatti concreti che modifichino in senso democratico le condizioni di vita e di lavoro di studenti e apprendisti nel luogo di formazione, ma anche nella società tutta. Noi rifiutiamo inoltre la cogestione: non si può elaborare o gestire piani e riforme del governo o delle aziende e nel contempo combatterle come sembra essere tradizione del sindacalismo elvetico dove i segretari sindacali sono anche membri dei consigli d'amministrazione e vengono pagati per questo! Noi non siamo partner dell'amministrazione statale, perché compito di un sindacato non è quello di partecipare nella gestione del potere del capitale. Tuttavia il sindacalismo di lotta che rappresentiamo, in opposizione a visioni semplicistiche o puriste di certi anarcoidi, può essere presente in strutture istituzionali come collegamento con le lotte studentesche e giovanili e per raccogliere le informazioni e trasmetterle alla base.

Noi oggi ci troviamo a lavorare per una scuola pubblica migliore, democratica, di tutti. Ma il sistema educativo è purtroppo oggi un ingranaggio del sistema capitalista in quanto produttore e riproduttore delle divisioni sociali e dello sfruttamento delle risorse umane e naturali che ne deriva. La forma del sistema educativo si modifica attraverso riforme sedicenti pedagogiche per adattarsi alle mutazioni della società nel suo insieme. E' dunque fondamentale saper analizzare e interpretare tali riforme per quello che sono: delle modifiche funzionali al mercato e al mantenimento e alla riproduzione delle disuguaglianze sociali. E in questo ci sentiamo soli: perché i docenti sono più interessati per le loro condizioni statutarie o salariali e non operano abbastanza nel campo pedagogico per rompere definitivamente con il passato e riscoprire la pedagogia libertaria, la pedagogia di don Milani, la pedagogia degli oppressi… era questo il titolo di un libro di tanti anni fa.

Il nostro sindacalismo è inoltre, come già detto, internazionalista: esso si inserisce nella lotta dei popoli per la pace e la libertà, contro l'imperialismo, e l'imposizione del pensiero unico e dei sui strumenti organizzati (Banca Mondiale, FMI, NATO, WEF, WTO, ecc.), i quali, mentre peggiorano le condizioni di vita dei cittadini in Occidente, affamano i popoli del Sud del mondo con il neo-colonialismo, la dipendenza economica e la guerra. Noi vogliamo essere parte dei movimenti impegnati nella difesa e nella conquista dei diritti sociali e civili, economici e politici. Siamo consci che quando un diritto è perso nelle ricche e "civilizzate" società occidentali, tale diritto è irrimediabilmente perso pure per i popoli più sfavoriti del resto del pianeta, la miglior solidarietà è quindi quella di operare nel locale senza però mai perdere di vista il globale, dichiarandosi solidali con le lotte che avvengono parallelamente alle nostre nel resto del mondo e lavorando per l'unificazione delle stesse a livello internazionale. Lavoriamo per questo dal 2004 nella Federazione Europea del Sindacalismo Alternativo (FESAL) e per questo stiamo scegliendo forme di collaborazione stretta con l'unica Internazionale Operaia rimasta coerente con la lotta di classe e la trasformazione sociale: la Federazione Sindacale Mondiale che in dicembre ci ha ospitato a Cuba quale unico sindacato svizzero riconosciuto! E qui va un saluto particolare al compagno Pedro Ross Leal, segretario generale della Centrale dei Lavoratori di Cuba, che è sempre vicino alla classe dei lavoratori e degli studenti del mondo intero. Noi siamo contro la Confederazione Europea dei Sindacati, una grande mafia che fa il filo al governo europeo e al padronato minando i diritti dei lavoratori, una Confederazione nella quale trovano posto sia sindacati di sinistra come UNIA o CGIL sia sindacati di destra come Travail.Suisse o CISL, secondo la regola mangia tu che mangio anch'io! Noi non rispondiamo a queste logiche depravate di potere, a queste logiche aziendali: noi rispondiamo solo e soltanto alla nostra base! Noi non vogliamo avere contatti con la Confederazione Internazionale dei Sindacati Liberi, un mega-sindacato mondiale creato dagli Stati Uniti durante la Guerra Fredda e di cui fanno parte praticamente tutte le organizzazione pseudo-operaie del mondo, all'insaputa dei loro stessi membri. Gli studenti e i lavoratori costruiranno la loro Internazionale gridando No ai padroni e ai sindacalisti mercenari!

L'emancipazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi! Così si diceva durante la Prima Internazionale: l'ho ricordato all'Avana in dicembre di fronte a 500 sindacalisti di tutto il mondo, questa deve essere la regola che deve unire compagni di formazione politica diversa come siamo riusciti a fare nel SISA, come dobbiamo continuare a fare nella FESAL unendo le due correnti storiche del movimento operaio, quella socialista e comunista con quella libertaria.

Vi ringrazio per l'attenzione.

Viva la solidarietà operaia-studentesca!

Hasta la victoria, siempre!