85 università, tra cui la Sorbona occupate, centinaia di istituti superiori in agitazione,

solidarietà della FESAL – E ai giovani francesi in lotta contro la precarietà. 


Il governo francese ha varato da poco una legge che istaura il
cosiddetto Contratto di primo impiego (Cpe): si tratta dell'ennesima
legge che garantisce al padronato maggiori libertà di licenziamento.
 
Il nuovo contratto permette infatti, anche nelle aziende con più di 20
operai, di licenziare - senza necessità di preavviso né giustificazione
ed entro un periodo di ben due anni - i neo-assunti di età inferiore ai
26 anni. Il primo biennio diventa infatti, in base alla legge, un periodo
di "consolidamento dell'impiego", quello che è un licenziamento di
fatto non lo sarà invece sul piano giuridico: per il padronato si tratterà
di una semplice "rottura del periodo di prova". Anche per questo
l'indennità è insignificante.
 
Le proteste sono iniziate fin dal 7 febbraio, con centinaia di
migliaia di giovani in piazza in tutta la Francia. Martedì 7 marzo,
all'indomani della discussione in Senato, oltre un milione di persone
hanno manifestato e dato vita a cortei nelle principali città della
Francia, mentre scuole, trasporti e pubblico impiego davano vita ad uno
sciopero di 8 ore. Non solo: sulla base di alcuni sondaggi la
maggioranza dei francesi è contraria al Cpe.
 
Anche gli studenti francesi hanno dato vita a proteste spontanee e
occupazioni: da gennaio 38 università in tutta la Francia sono in
lotta, oggi il numero degli atenei occupati o presidiati dagli studenti
è salito a 85. Anche la Sorbona di Parigi, per la prima volta dopo il
maggio del '68, è stata occupata da centinaia di studenti. All'alba di
sabato, col consenso del rettore, le principali sedi occupate (le sedi
di Parigi I, IV e V) sono state brutalmente sgomberate dalla polizia.

Numerosi sono gli studenti feriti.
 
Grave è la posizione assunta dalla CGT

e dalla gran parte del sindacalismo francese: di
fronte a una protesta di tali dimensioni, di fronte alla radicalità
delle rivendicazioni che i giovani spontaneamente portano nelle piazze,
le direzioni sindacali si limitano a timide rivendicazioni che di fatto
non mettono in discussione la logica di fondo della legge: la proroga
dell'entrata in vigore della legge, l'accettazione del periodo di prova
dei due anni "purché" venga introdotto il principio della "giusta
causa" per licenziare.