Intervento per il primo maggio '04 a Bellinzona di Massimiliano Arif Ay

della FESAL – E Svizzera,

impedito dai sindacati concertativi locali.

Lo ospitiamo perché continuiamo a credere nella libertà

Care compagne, cari compagni,

in un periodo di lotta come questo, in cui le forze neoliberiste hanno dimostrato tutta la loro inettitudine e irresponsabilità nella gestione del Paese, e che non sanno più come nascondere tutte le frottole e gli inganni che hanno fatto bere alla popolazione, e anzi la minacciano apertamente come nel caso dei magnifici referendum, riteniamo sia un punto di forza quello di unire in un clima di solidarietà e di fratellanza le componenti studentesche e operaie della nostra società.Come Sindacato Indipendente degli Studenti e degli Apprendisti siamo presenti alla Festa dei Lavoratori del 1° maggio convinti della necessità dell'unità delle forze progressiste e popolari e con lo spirito combattivo che ci caratterizza.Dopo 14 anni di calma, il 21 marzo dello scorso anno, di fronte ai tagli nella scuola e nella socialità abbiamo dichiarato lo sciopero dimostrativo degli studenti a cui hanno aderito oltre 2000 persone in piazza. Pochi mesi dopo siamo stati una delle pochissime organizzazioni che si sono interessate allo scandalo del Centro scolastico industrie artistiche CSIA dove avevano illegittimamente escluso dal diritto allo studio una trentina di allievi regolarmente promossi e dove gli attivisti studenteschi sono continuamente sotto pressione. In quell'occasione il direttore del CSIA ha minacciato di denunciarmi per aver detto la verità sul clima fascista di quella scuola, il vicedirettore disse esplicitamente che i docenti del CSIA non sono educatori ma sono datori di lavoro, un burocrate del DECS disse che la scuola deve favorire la competizione fra gli allievi e il Capo della formazione professionale non fu da meno dicendo che la selezione è necessaria perché c'è limitazione di banchi! E questa gente è ancora al loro posto per rovinarci! Il 12 novembre siamo poi stati il primo movimento a dichiarare lo sciopero generale della scuola, a cui hanno aderito finalmente anche gli insegnanti! Uno sciopero grandioso con oltre 6000 manifestanti. Il 3 dicembre abbiamo poi continuato nella solidarietà con i lavoratori degli altri settori toccati dallo smantellamento del servizio pubblico.

Noi del SISA seguiamo una linea che è quella del sindacalismo di base e indipendente, non cinghia di trasmissione dei partiti politici. Ci poniamo contro ogni diktat ideologico indiscutibile, e soprattutto non ci piace il consociativismo, non ci piacciono le grandi burocrazie che preferiscono la concertazione della pace del lavoro piuttosto che la lotta seria a favore dei salariati.

In procinto di essere riconosciuti ufficialmente dai governi rivoluzionari di Cuba e del Venezuela, abbiamo deciso di aderire anche alla Federazione Europea del Sindacalismo Alternativo dell'Educazione FESAL-E che vuole essere un'alternativa credibile al sindacato unico europeo che serve unicamente a favorire il padronato e a limitare le giuste aspirazioni di quella base che troppi compagni dimenticano.

In merito alla politica scolastica ribadiamo che siamo contro i tagli. E quando diciamo contro, significa contro: non accettiamo minimamente l'idea che avanza anche nella sinistra dei benpensanti con la pancia piena di doversi accontentare di fare dei tagli concertati fra le parti. Questa è una politica di sottomissione che non possiamo tollerare: i soldi ci sono, basta saperli cercare nei portafogli dei ricchi e delle società che hanno beneficiato degli sgravi fiscali della ministra Tagliatutto Masoni: ben venga quindi l'iniziativa popolare lanciata da MPS! La politica finanziaria la dobbiamo fare noi compagni, da soli, e non in collaborazione con le forze della destra liberista.

Basta con il buonismo perdente del dialogo con chi il dialogo non lo vuole: abbiamo visto cosa è successo con Pesenti, che di certo non è un'estremista, eppure continuiamo a farci del male, continuiamo a credere in quella cadaverica collegialità.Dobbiamo però fare attenzione a non rendere il lato finanziario predominante nel discorso sulla scuola. Noi del SISA rifiutiamo il discorso secondo cui con più soldi automaticamente la scuola migliora. Siamo contro i tagli perché la scuola ha bisogno di risorse per arrivare ad una certa qualità, ma sbaglia chi affronta il problema unicamente dal lato economico: finché non ci sarà una riforma pedagogica e didattica radicale anche nella mentalità dei compagni insegnanti e dei compagni studenti, tagli o non tagli, la scuola peggiorerà di continuo.Ultimamente l'arroganza del DECS è inammissibile: dopo l'imposizione delle misure di risparmio, è stata presentata una riforma della scuola media che più autoritaria di così non si può. Una riforma dettata dagli interessi del mercato e della mercificazione della diffusione del sapere, come d'altronde ogni riforma scolastica degli ultimi anni. Il gruppo di studio istituito dal nostro sindacato ha elaborato un documento molto stringato che dice in sostanza: la riforma, così com'è, va bocciata!Parlare della Riforma della scuola media ci permette di toccare il tema della selezione! "La cultura vera, quella che ancora non ha posseduto nessun uomo, è fatta di due cose: appartenere alla massa e possedere la parola. Una scuola che seleziona distrugge la cultura. Ai poveri toglie il mezzo d'espressione; ai ricchi toglie la conoscenza delle cose. Il frutto della selezione è un frutto acerbo che non matura mai"! Questo si legge in "lettera a una professoressa", libro dimenticato anche dai sessantottini, scritto da don Lorenzo Milani e dai suoi allievi, con cui fra l'altro noi del SISA abbiamo un rapporto di collaborazione.La nostra scuola pubblica applica una selezione basata sull'origine sociale dei ragazzi che è disumana e pertanto dobbiamo combatterla in modo chiaro. Il primo elemento di selezione arriva in seconda media con la scelta dei livelli attitudinali che puniscono i ragazzi delle famiglie disagiate. Non siamo di fronte alle classi differenziate cui alludeva don Milani, ovvero alla creazione di corsi specifici per i più "deboli", con un numero di allievi inferiore e un rapporto pedagogico più diretto, che portassero comunque ad un risultato comune, bensì siamo di fronte ancora a una discriminazione sociale, tant'è vero che lo stesso ufficio statistico del Dipartimento dell'Educazione, in una ricerca di Mario Donati del 1999 ammette come la scelta dei livelli e, di conseguenza, dopo l'obbligo, degli studi superiori o dell'apprendistato, sia influenzata in modo evidentissimo dalle condizioni socioeconomiche familiari.Purtroppo molti docenti anche di sinistra giustificano questo mal'andazzo! Ma noi rispondiamo come rispondeva Milani: "La teoria del genio è un'invenzione borghese. Nasce da razzismo e pigrizia mescolati assieme. Non vi potete più trincerare dietro la teoria razzista delle attitudini. Tutti i ragazzi sono adatti alla terza media e tutti sono adatti a tutte le materie. E' comodo dire a un ragazzo: per questa materia non ci sei tagliato. il ragazzo accetta perché è pigro come il maestro. Ma capisce che il maestro non lo stima uguale.". Chi dice che senza i livelli A e B si accrescerebbe il senso di frustrazione e la demotivazione degli allievi più deboli, a loro diciamo forza, compagni docenti, motivateli, assisteteli, aiutateli, è la vostra missione! Se il Dipartimento dequalifica la vostra professione, uniamoci e combattiamo assieme, ma i ragazzi li dovete educare voi al meglio e senza discriminazione! E questo perché come si diceva a Barbiana: "standogli accanto ci si accorge che non sono cretini, che gli passerà, che ci deve essere un rimedio. Allora è più onesto dire che tutti i ragazzi nascono uguali e se in seguito non lo sono più, è colpa nostra e dobbiamo rimediare. La scuola che perde Gianni non ha diritto di chiamarsi scuola"!Domenico Starnone è un compagno insegnante italiano che porta avanti un'idea che noi apprezziamo. Starnone ha detto: "Che gli insegnanti abbiano considerato lecito da sempre dire ai genitori di un loro alunno: questo ragazzo non ce la fa... è uno dei tanti momenti della prassi scolastica che abbiamo accettato... Ci vuole poco a capire che è una frase ipocrita: non è il ragazzo che non ce la fa, ma è la scuola che non riesce ad operare in modo che il ragazzo ce la faccia... Perciò mi sono sempre meravigliato che i genitori non rispondessero ai docenti: Non ce la fa? Ha bisogno di ripetizioni? Dategliele! Siete pagati poco? Fatevi pagare di più. Date battaglia e vi aiutiamo. Però mio figlio deve essere istruito al meglio da voi, qua dentro (nella scuola pubblica, ndr.)"!Potete dirci che siamo estremisti, che stiamo distruggendo l'unità fra allievi e docenti, ma sapete tutti che non è vero! Perché sappiamo quali sono i problemi dei docenti e li combatteremo assieme: I docenti vivono una situazione di precarietà e non sono tutelati dalla legge, occorre ripensare ad uno statuto della classe insegnante, in cui anche il diritto allo sciopero sia riconosciuto quale diritto umano fondamentale.Noi vogliamo la cogestione totale della scuola, e vogliamo anche una riforma pedagogica completa e a misura di allievo. La nostra linea sindacale e politica non sono né i soldi, né i numeri, né l'orario di lavoro, la nostra azione si basa sullo slogan che comprende tutto e cioè RIDIAMO UN'ANIMA ALLA SCUOLA! Riportiamo l'umanità fra i banchi, e che la scuola sia gestita da chi in essa lavora e in essa studia, non da incompetenti che dal di fuori ci trattano come fossimo in un'azienda. E fra gli incompetenti rientrano non solo i contabili che riducono la cultura a delle cifre, ma anche chi ha una formazione di docente ma tratta i docenti come l'ultima ruota del carro, e non mi riferisco al povero Gendotti che con la sua faccia da bravo bambino si lascia manipolare da Marina Manidiforbici Masoni, è il suo sottoposto a cui io mi riferisco, a un certo capo di una certa Divisione della scuola. A cui auguriamo tutti una felice pensione, ma che ci vada in fretta.Come ci ha insegnato il Che: "C'è qualcosa di più importante della classe sociale a cui appartiene un individuo: la gioventù, la freschezza, l'ideale, la cultura che nel momento in cui si esce dall'adolescenza si mette al servizio degli ideali più puri. Gli studenti sono per natura dei rivoluzionari perché appartengono a quello strato di giovani che si aprono alla vita e che tutti i giorni stanno acquistando nuove conoscenze". Riprendo le parole di un ex-insegnante del Liceo di Mendrisio, tocca a noi alunni e genitori, insieme ai docenti più disponibili, farci promotori del cambiamento della scuola. Troppe materie e troppe ore, l'intera impostazione della scuola deve cambiare... la scuola va riprogettata e va recuperata, a livello cantonale, quell'autonomia che abbiamo cancellato per appiattirci su un modello federale, europeo, che produce una non-cultura: la cultura dei robot e del conformismo. Basta insomma con una scuola che uccide l'intelligenza, la passione e la creatività dei giovani, stressando tutti, docenti, alunni e genitori! E soprattutto la valutazione torni ad essere un mezzo per monitorare conoscenze ed errori e non essere quello che è oggi: il fine ultimo della scuola. Stop con lo stress da espe, stop con le note strumento di selezione. Ci sono paesi e ci sono pensieri pedagogici in cui le note nemmeno esistono, eppure funzionano! Non dico che questa sia la soluzione, dico solo che dobbiamo mettere in dubbio tutto e trovare una nuova via pedagogica!Sono stato lungo lo so: ora mi avvio alla conclusione.Come ha detto il comandate Fidel: "Faccio i complimenti a tutti coloro che lottano,... a coloro che scommettono sull'umanità; a tutti coloro che condividono la convinzione che un mondo migliore è possibile. Lotteremo con loro e vinceremo!".... il compagno Majakowskij mi dà le parole per terminare questo intervento: "non chiuderti partito nelle tue stanze, rimani amico dei ragazzi di strada"!La scuola agli studenti e non al capitale! Viva gli studenti! Viva i lavoratori! Viva il 1° maggio!