Quei professori che ce l'han con noi!
La verità fa male, soprattutto se a dirla sono gli studenti!

Sul giornale studentesco indipendente "LiBertà" distribuito al Liceo di Bellinzona è apparso all'inizio dell'anno scolastico un articolo intitolato "Quel 'sore (professore in Canton Ticino n.d.r) che ce l'ha con noi!". Ve lo proponiamo integralmente, perché per questo articolo gli studenti responsabili sono stati convocati in direzione e un docente li ha pure minacciati di querela penale.

L'attualità del tema, il sentimento di certa solidarietà della FESAL – E con gli attivisti del Liceo di Bellinzona, a partire da Vinko Bilusic, ci impongono di pubblicare di seguito l'articolo pacato e ingiustamente incriminato scritto dagli studenti e alcuni commenti comparsi sul sito del SISA (Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti). Premettiamo un breve commento introduttivo.

Voti, valutazioni, scuola e società

di Davide Rossi*

La valutazione, brandita come strumento di giudizio, quasi universale, snatura la relazione educativa che dovrebbe, lo ripeteremo sempre, fondarsi sulla libertà d'insegnamento dei docenti e sulla libertà di apprendimento degli studenti. Solo una scuola libera e liberata dal giogo della riproduzione sociale (ovvero creare giovani che accettino questo mondo diseguale e ingiusto) è capace di tornare ad essere patrimonio della società ed istituzione chiamata a promuovere i saperi critici.

Una scuola autorganizzata, seria e appassionata, non "cazzona", ma responsabile, in cui gli studenti non siano passivi recettori, ma protagonisti di quella ricerca che li porta a scoprire e conoscere, ad apprendere, a costruirsi le basi solide e concrete che permettano loro di essere cittadini già oggi e ancor più domani.

Solo così esiste la scuola, il resto è una farsa sociale in cui si chiama scuola ciò che in realtà si è trasformato in uno strumento utile per perpetuare all'infinito l'idea del potere, del comando, di una società diseguale. Tuttavia bisogna prendere atto che molte volte i primi ad accettare una simile pseudo - scuola sono gli studenti stessi che - rinunciando alla loro dignità - rinunciano a desiderare di imparare, di costruirsi saperi, di diventare cittadini, preferendo semplicemente un pezzo di carta che serva per andare all'università e poter in seguito praticare quel lavoro che in fondo garantisca una posizione sociale in questa società, accettata nonostante il suo carico di ipocrisia, falsità, prevaricazione reciproca. Eppure don Lorenzo Milani ha insegnato che non vi è niente di più ingiusto che far parti eguali tra diseguali, ma si sa, certi educatori a riconoscersi in simili idee finiscono confinati in una canonica di montagna e quindi anche tra i docenti la generale omologazione al peggio a volte tarpa le ali, zittisce, isola.

Occorrerebbero capi d'istituto capaci di valorizzare e non mortificare studenti e docenti, occorrerebbero docenti che in maggioranza fossero consapevoli dei loro ruolo, occorrerebbero studenti capaci di riscoprire il gusto di essere studenti, ovvero persone che studiano e si applicano, magari grazie al fatto che hanno di fronte qualcuno che non ripete stancamente lezioni ma scopre, da ogni pagina, da ogni libro, da ogni esercizio, il senso vivo e profondo dell'essere comunità umana.

Occorrerebbero forse troppe cose, ma soprattutto il coraggio di iniziare a riflettere e praticare nel quotidiano, docenti e studenti, uno modo diverso e più autentico di scuola, non per "stare a scuola" passandoci un po' di ore, ma diventando tutti insieme scuola, quella "comunità educante" (vera e ben al di là di chi fa un uso scorretto e stupefacente del termine), nella quale ciascuno fa la sua parte, porta il suo contributo e alla fine si vince tutti insieme, perché ancora, ancora una volta, don Milani ricorda, quando si vince insieme è la democrazia, quando si vince da soli è l'avarizia.

*Responsabile relazioni internazionali l'AltrascuolA Unicobas, docente per la comunità italiana dell'emigrazione in Belgio nella città di Binche da quest'anno scolastico, precedentemente insegnante della 5° C di via Ariberto - Milano

QUEL SORE CHE CE L'HA CON NOI!

Nella nostra scuola, come in tutte, esistono dei conflitti tra professori e studenti. Al centro di questi, c'è il problema della valutazione, della nota (del voto, così chiamato in Canton Ticino n.d.r): in sostanza, delle bocciature.
Voglio mettere le mani avanti: non voglio dire che esista una verità assoluta in questo campo, un metodo di valutazione incontestabile, al di sopra di ogni sospetto, salomonico. C'è però un senso della giustizia chiaro in ognuno di noi, oltre che una dose di buon senso, che sono sufficienti per saper capire certe situazioni sottintese.
Infatti, tutti ce ne accorgiamo: alcuni professori, nelle loro valutazioni, vanno un po' troppo per "simpatia". Anzi, sarebbe meglio dire, per "antipatia". Mentre altri applicano un più generalizzato taglione, una feroce selezione priva di perché, facendosi magari un punto d'onore di bocciare una certa percentuale di allievi.
Il comportamento di costoro (non li nominiamo, per un minimo di pudore: ma chiunque in questa scuola saprebbero nominarli uno per uno) è a dir poco scorretto e subdolo. I loro parametri di valutazione si irrigidiscono o diventano compiacenti a dipendenza dell'allievo che si trovano ad esaminare. Sanno organizzare vere e proprie persecuzioni, cercando in ogni maniera di mettere in difficoltà lo studente che, per un motivo o per l'altro, gli riesce sgradito.
E il malanimo cresce, ci si odia e ci si insulta sottovoce nei corridoi, alle spalle. Qualsiasi tipo di interesse per una materia si scontra con la dura realtà di un professore selettivo ad ogni costo, che ricorre ad ogni mezzo per bocciare e mettere in difficoltà tutti o qualcuno scelto in particolare.
È giusto questo? Fa parte della scuola e dell'insegnamento?
Sono soprusi spregevoli, cui ognuno di noi, durante la sua carriera scolastica, ha purtroppo assistito, più volte. Se non subito lui stesso.
Di fronte a tali situazioni, solitamente subiamo e l'unico genere di lamentela è appunto quello da corridoio. Che si tratti di un solo allievo o di un'intera classe, raramente scegliamo di ricorrere seriamente a qualsiasi azione che non sia lamentarci sottovoce. Già: tanto, che risultati, si potrebbero ottenere?
Domanda retorica. Non c'è alcuna possibilità di risolvere questi abusi. Per prima cosa, dimostrarli non è sempre facile, perché quei parametri di buon senso che citavamo prima sono di una verità e di una chiarezza per noi cristallina, ma trasmetterli agli altri, è un altra faccenda. Poi naturalmente i professori in questione sono delle vecchie volpi, e sono in grado di difendersi più che bene. Hanno esperienza e sanno benissimo come giustificare ogni loro decisione. Naturale che si preparino, che abbiano la risposta giusta, perfetta sempre in tasca: loro stessi sono coscienti di non agire giustamente. Infine, c'è da considerare a chi ci si appella, a chi denunciare quelli che spesso diventano soprusi pesanti. In definitiva, ad ascoltarci sono altri insegnanti. Più in rapporto col collega che con noi, più pronti a prestar fede a chi conoscono da diversi anni che a noi ultimi venuti, per quanto numerosi possiamo essere. Ma oltre a non essere ascoltati c'è un rischio peggiore che frena qualsiasi iniziativa. La ritorsione, la vendetta, dell'insegnante è dietro l'angolo, un pericolo molto serio.
Insomma, tornando al disfattismo di chi pensa "non risolveremo niente", sembra proprio impossibile non dargli ragione. Almeno, nell'attuale stato di cose. Eppure, non è possibile cercare un rimedio a questo genere di problemi? Se facessimo in modo di non lasciar andare abusi di questa gravità (perché ci danneggiano seriamente sia nell'interesse per la materia sia nella nostra riuscita scolastica), di non limitarci a sussurrare dietro le porte? In fondo, non dimentichiamo, abbiamo degli organi che dovrebbe rappresentare tutti gli studenti, appena rinnovati per giunta. È un'idea sbagliata pensare che, oltre ad altre decine di problemi, questi organi (il Comitato, l'Assemblea dei capiclasse) diano voce anche ai soprusi di valutazioni arbitrarie, distribuite per antipatia? Altra domanda retorica: questi organi devono occuparsi dei problemi degli studenti e rappresentarli, dar loro voce e forza per combattere il comportamento vergognoso di alcuni insegnanti, denunciando pubblicamente il loro modo di agire!

L. Sabatini (da "LiBertà", sett. 2005)

Leggendo …

Leggendo l'articolo pubblicato sul giornale indipendente degli studenti del liceo di Bellinzona ho pensato immediatamente: ecco, questa è la prova che i problemi tra allievo e docente sono simili pressoché ovunque. Non dubitavo di questo, anche perché tra i miei amici ho già sentito la famigerata affermazione: "Quel sore ce l'ha con me!". Capita spesso, più spesso di quanto si pensi, troppo spesso…
Mi sono ritrovato e sono ancora, mio malgrado, in conflitto con un professore. Si tratta di situazioni quotidiane per noi allievi, che dimostrano il malessere generale, sia da parte nostra che da parte degli insegnanti. Situazioni con le quali ognuno di noi deve, presto o tardi, convivere. Dico "deve" poiché è proprio questo il nocciolo della questione: si tratta di situazioni irrimediabili, alle quali nessuno può porre fine, se non allievo e docente interessato di comune accordo.
Sicuramente non si possono condannare ad una pubblica esecuzione tutti i professori che abusano del loro potere, compiendo veri e proprio soprusi nei riguardi dei loro allievi, perseguitandoli con voti arbitrariamente subdoli e compiendo sgradevoli minacce di ritorsione nei loro confronti, ma non si può nemmeno rimanere fermi a subire in silenzio.
Facile a dirsi… infatti in molti casi manca un sostegno in favore degli allievi "maltrattati". La domanda che mi pongo è: se un professore non mi valuta in modo imparziale, con chi devo parlarne? Spesso si tratta di sensazioni, di impressioni che lo studente si è fatto nel corso delle lezioni tenute dal professore in questione, non sono fatti provati e documentati, nonostante siano razionali e logiche conclusioni ad avvenimenti che ci hanno turbato o a lavori scritti inspiegabilmente insufficienti o valutati male. Esponendo il problema al diretto interessato, sicuramente dirà che non è assolutamente vero che gli sono antipatico e men che meno che il lavoro è stato valutato in base ai sentimenti che prova nei miei confronti, che mi sto sbagliando, che non devo fare insinuazioni di questo tipo, e così via. Insomma, molto spesso parlarne con lui si dimostra tutt'altro che utile, poiché si rischia solo di aumentare l'odio nei nostri confronti.
Bisognerebbe restare a guardare, assecondare questi professori, fare buon viso a cattivo gioco… ma non ci sto! Così non può funzionare, ho una dignità e voglio difenderla! Non voglio farmi mettere i piedi in testa da una "vecchia volpe", come l'hanno chiamata i compagni del LiBe.
Ma i problemi non sono finiti, e non lo saranno mai.
Mi sono chiesto perché è così difficile affrontare queste situazioni e sono giunto ad una semplice conclusione: non si riesce a risolvere questo tipo di attriti poiché non esiste, né all'interno né all'esterno della scuola, un'autorità competente in questo tipo di situazioni.
Manca qualcuno che non sia né docente né allievo, né membro del consiglio di direzione né conoscente del docente interessato… in sostanza non esiste un arbitro imparziale della situazione.
Quest'arbitro imparziale dovrebbe inoltre avere il coraggio di allontanare il docente dal suo incarico, se questi si dovesse dimostrare realmente incapace ad avere un rapporto imparziale con i suoi allievi.
E' ora di lasciare da parte le mezze misure, almeno con chi di mezze misure non ne ha nei nostri confronti…
E' ora di silurare chi ci ha silurati fin'ora…
E' ora di restituire il favore a chi l'ha passata liscia nonostante i suoi subdoli abusi…
Non siamo burattini in mano a vecchi docenti che insegnano come se fossimo ancora nel Medioevo! Dobbiamo ragionare con la nostra testa e, se ci impegniamo, troveremo un modo per ritorcerci contro chi ci ha perseguitati! Noi possiamo essere meglio di loro, non facciamoci mettere i piedi in testa, usiamola la testa!

Anonimo
(Sottoceneri)

Ol LiBe... a l'è propi Nai

"Lasciami dire in tutta sincerità che mi sono sentito invadere da un senso di tristezza e un po' anche di nostalgia, perché quello che hai descritto l'ho provato anch'io quando studiavo nella tua scuola. Io ero leggermente più irriverente di te e i nomi li facevo… poi finivo in Direzione! Posso solo dirti di resistere e di lottare per i vostri diritti e contro ogni abuso e umiliazione." Ho scritto queste parole in una lettera all'autore di "Quel 'sore che ce l'ha con noi" nel settembre di quest'anno. Avevo appena letto l'articolo su "LiBertà", ed ero emozionato e pensavo: se a me il direttore ha sbraitato in faccia di essere il solito criticone, vittimista e incompreso; lasceranno vivere tranquillamente questo ragazzo?
"LiBertà" è nato su idea di un gruppo di liceali lo scorso anno, fra cui anche un militante del SISA, che ha deciso di stampare a proprie spese un giornalino studentesco. A proprie spese, è importante dirlo: per riuscire a pubblicare articoli senza passare dal filtro della censura della Santa Inquisizione (comunemente chiamata Direzione). Una scelta coraggiosa che indica bene il clima che si respira nelle nostre scuole!
Qualche giorno fa ho avuto la conferma di quanto carente sia il concetto di "democrazia" in certi istituti. Un insegnante, bontà sua, avrebbe proposto al collegio docenti della scuola di mettere i ragazzi di fronte alle loro responsabilità. Come? Denunciando penalmente i redattori per aver pubblicato un testo che "diffamava" la categoria. Con qualche semestre di diritto alle spalle, la minaccia mi ha proprio divertito: probabilmente nessuno è più ridicolo di un docente frustrato! A quanto sembra questo giustiziere della notte è un compagno, uno di (sic) …Sinistra!
Non basta votare socialista, firmare i referendum contro i tagli o le petizioni per salvare le foche monache per essere definiti progressisti e democratici. Docenti di Sinistra che nella loro attività quotidiana non si pongono contro l'autoritarismo e il sadismo pedagogico; che non lottano apertamente a fianco dei movimenti studenteschi per una reale partecipazione; che non aprono bocca sulla selezione perché segregare i ragazzi in livelli A e B è più comodo; che danno via 2 come se nulla fosse, ecc io umilmente mi permetto di dire che questi non solo non sono docenti di Sinistra, ma non sono degni neppure di essere chiamati docenti!
L'articolo pubblicato non solo è assolutamente reale ma ha il merito di rimettere in discussione, finalmente, tanti tabù vigenti in quel liceo (e non sarà certo l'unico). Lo pubblico qui sul nostro sito, lo diffonderò in tutta Europa, e invito certi talebani a querelarci! Avanti, denunciateci, che aspettate? Vi aiuto io: diffamazione (CP 173), calunnia (CP 174), ingiuria (CP 177), se volete anche sommossa (CP 260), organizzazione criminale (CP 260ter) e perché no, pure alto tradimento (CP 265)... Che schifo!
Quello che è successo al Liceo di Bellinzona è un grave atto di intimidazione, abusivo e illegittimo, di cui sono vittime dei ragazzi che meritano solo il nostro rispetto e a cui dico: Se vi attaccano è perché vi siete distinti in modo netto, coraggioso e trasparente. Compagni, avete fatto il vostro dovere, idealista ma nel contempo concreto, di militanti per i diritti degli studenti: ne potete andare sinceramente fieri, così come sono fiero io, quando penso che da quel liceo stavo per beccarmi un provvedimento disciplinare! Avete la piena solidarietà mia personale e di tutto il SISA e siamo a vostra completa disposizione. Un abbraccio fraterno.

Max Ay