Lugano agonizzante

di Tina Olt

responsabile FESAL – E per il Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti (SISA)

Immaginatevi una casa, ampia, spaziosa, con un fazzoletto di terra sul davanti, in centro città. È una casa quasi centenaria, dipinta di vivaci colori e bandiere in giardino. Da quattro anni vi aveva sede un asilo libertario, o per meglio dire, "l'Asilo", visto che era unico nel suo genere in tutta la Svizzera, gestito da una cooperativa piccola ma intraprendente. Al primo piano si tenevano corsi di yoga e al secondo gli spazi erano a disposizione per incontri e per altre associazioni. Una vera oasi in mezzo ad un quartiere di palazzoni e strade trafficate. Da che ho memoria ci sono due magnolie che tutti gli anni illuminano con i loro fiori bianchi e rosa la strada e che questa primavera sono sbocciati per l'ultima volta. Mai più risa di bambini, mai più ore di ritiro e tranquillità perché l'ingordigia e l'arroganza edilizie e urbanistiche di pochi eletti hanno deciso di porre la parola fine a questo progetto. Il futuro prossimo del luogo? Un mucchio di macerie come se ne trova già uno nella strada parallela. E dopo? Non si sa! Nessun progetto, nessuna proposta, nessuna alternativa. Forse un parcheggio, forse vi rimarrà un "ground zero" per i prossimi anni finché non si troverà un acquirente. Non vi sono leggi che tutelino lo stabile, né le persone che vi hanno lavorato, vissuto e che hanno costruito uno spazio sociale utile e creativo. A nulla sono valse le proteste e la petizione con oltre mille firme, il municipio e le autorità "competenti" non si sono nemmeno presi il tempo per rispondere. Pretendere ascolto, aiuto e comprensione sarebbe utopico, lo sappiamo, ma ogni cittadino che abbia sottoscritto una petizione ha il DIRITTO che questa venga presa in considerazione. Siamo tutti delusi, costernati e frustrati per l'indifferenza mostrata da tutte le parti. Con l'asilo muore una parte di Lugano. Non è abbattendo con le ruspe il passato che si costruirà un futuro migliore per la città! Per la casetta, come viene amorevolmente chiamata, non c'è più nulla da fare ma possiamo impedire che la città diventi un parcheggio pubblico per i privilegiati del casinò. Lugano agonizza. Ricordatevi che è la nostra città, oggi, ma domani la erediteranno le generazioni future. Personalmente non vorrei che i miei figli vivessero in un parcheggio per persone in transito.

Lugano, 20 agosto '04